Rapporto AlmaLaurea 2026: cosa dice alle aziende che cercano talenti
Occupazione in crescita, maggiore attenzione alla retribuzione, aspettative più alte su crescita e stabilità e una concorrenza che non si ferma ai confini italiani. Il Rapporto AlmaLaurea 2026 offre indicazioni importanti anche alle aziende: attrarre persone laureate oggi richiede molto più di una vacancy ben scritta.
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07/08/2026

Il Rapporto AlmaLaurea 2026 sugli Esiti occupazionali della laurea fotografa un mercato del lavoro nel quale chi ha concluso l’università trova occupazione con maggiore facilità rispetto al passato.
A un anno dal titolo, il tasso di occupazione raggiunge l’81,2% per le persone con laurea di primo livello e l’80,8% per quelle di secondo livello, in crescita rispettivamente di 2,6 e 2,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. A cinque anni dalla laurea, il dato arriva al 94,4% per il secondo livello.
Per le aziende questo significa che le persone con le competenze più interessanti hanno più alternative tra cui scegliere.
Le persone laureate sono più selettive nella ricerca di lavoro
Tra le persone a un anno dalla laurea che non lavorano e stanno cercando un impiego, solo il 27,5% di chi ha un titolo di primo livello e il 23,1% di chi ha un titolo di secondo livello accetterebbe una retribuzione inferiore a 1.250 euro netti mensili. Nel 2021 le percentuali superavano rispettivamente il 60% e il 50%.
Anche prima dell’ingresso nel mercato del lavoro le aspettative sono chiare: tra chi ha conseguito la laurea nel 2025, il 66,9% dichiara di voler accettare per un lavoro full time una retribuzione netta non inferiore a 1.500 euro al mese.
Non significa che la retribuzione sia l’unico fattore di scelta. Significa però che un’offerta poco competitiva ha oggi maggiori probabilità di essere scartata, anche nelle prime fasi della carriera.
Per gli HR diventa quindi importante definire prima della ricerca budget, inquadramento e condizioni offerte, evitando di arrivare alla proposta economica solo dopo diversi colloqui.
Lo stipendio conta, ma non basta
Il Rapporto AlmaLaurea 2026 aiuta anche a capire cosa cercano le persone che stanno entrando nel mercato del lavoro.
Tra chi ha conseguito una laurea nel 2025, il 76,4% considera molto importante acquisire professionalità. Seguono la stabilità del lavoro (74%), le possibilità di guadagno (72,1%), le prospettive di carriera (70,5%), l’autonomia (64,9%), la possibilità di continuare a formarsi (61,9%) e quella di utilizzare le competenze acquisite (60,8%).
Nel tempo stanno inoltre acquisendo peso aspetti come tempo libero, flessibilità dell’orario e luogo di lavoro.
La proposta di valore fatta dalle aziende deve quindi rispondere contemporaneamente a più domande: Quanto posso crescere? Cosa imparerò? Quali prospettive avrò? Come sarà organizzato il lavoro? La retribuzione è coerente con il ruolo?
👉 La retribuzione è solo una parte della proposta, ma va comunicata con chiarezza fin dall’annuncio. Scarica la guida JObros “Annunci di lavoro efficaci” per capire come definire e presentare ruolo, RAL, requisiti e condizioni in modo più trasparente e attrattivo.
Laurea non significa necessariamente “nessuna esperienza”
Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2026 sui Percorsi di laurea, il 68% delle persone che hanno conseguito il titolo nel 2025 ha maturato esperienze di lavoro durante gli studi universitari.
Stage, lavori continuativi, attività occasionali ed esperienze svolte parallelamente allo studio possono aver già sviluppato competenze professionali e trasversali.
Per questo, in fase di selezione, fermarsi soltanto al numero di anni di esperienza rischia di essere poco efficace. Può essere più utile indagare cosa la persona ha già fatto, quali responsabilità ha avuto, quali strumenti conosce e quanto velocemente potrebbe acquisire le competenze mancanti.
È un cambio di prospettiva importante per le aziende che faticano a trovare profili perfettamente aderenti a job description molto rigide.
Prima di pubblicare un annuncio o iniziare la selezione è quindi necessario chiarire quale sia la posizione dell’impresa e quale requisito debba possedere il/la candidato/a.
Il vero competitor potrebbe essere all’estero
Il focus AlmaLaurea 2026 su lavoro in Italia e lavoro all’estero aggiunge un altro elemento alla riflessione.
Tra le persone con cittadinanza italiana e diploma conseguito in Italia, con laurea di secondo livello, lavora all’estero il 3,7% a un anno dalla laurea e il 4,5% a cinque anni. La quota cresce però in alcuni degli ambiti professionali più ricercati dalle imprese: a cinque anni raggiunge il 13% nell’informatica e tecnologie ICT, il 10,3% nell’area scientifica e il 9% nell’ingegneria industriale e dell’informazione.
Perché si parte? Tra chi lavora all’estero a cinque anni dal titolo, il 29,8% indica la mancanza di opportunità professionali adeguate in Italia, mentre il 29,1% si è trasferito dopo aver ricevuto un’offerta interessante da un’azienda estera.
La distanza economica pesa: a un anno dalla laurea, le persone con titolo di secondo livello trasferitesi all’estero percepiscono in media 2.290 euro netti al mese, contro 1.452 euro di chi lavora in Italia, una differenza del 57,6%.
Per un’azienda italiana, quindi, il mercato di riferimento per alcuni profili non è più soltanto quello locale. La competizione per le competenze può essere internazionale, soprattutto in IT, ingegneria e discipline scientifiche.
👉 Quando le competenze più richieste guardano anche all’estero, ampliare i canali di ricerca diventa strategico. Con JObros Professional puoi accedere a profili qualificati nelle aree Digital & IT, Technical & Engineering e in altri ambiti specialistici.
Cosa significa per il recruiting aziendale?
I dati AlmaLaurea suggeriscono di spostare l’attenzione dalla semplice pubblicazione di una vacancy alla qualità complessiva dell’esperienza proposta.
Prima di aprire una ricerca può essere utile chiedersi se:
- il ruolo e le attività sono raccontati in modo concreto;
- retribuzione e inquadramento sono coerenti con il mercato;
- sono visibili prospettive di crescita e sviluppo;
- formazione e acquisizione di competenze fanno realmente parte del percorso;
- flessibilità e modalità di lavoro sono definite chiaramente;
- requisiti e seniority richiesti sono davvero indispensabili.
È importante costruire una proposta credibile e sapere perché una persona dovrebbe scegliere proprio quell’azienda.
Dal titolo di studio alle competenze che servono davvero
Il Rapporto AlmaLaurea 2026 racconta quindi un mercato favorevole all’occupazione, ma più competitivo per chi assume.
Per le aziende la sfida non è soltanto trovare persone con il titolo di studio corretto. È intercettare competenze, riconoscere il potenziale e costruire condizioni sufficientemente interessanti da attrarre e trattenere le professionalità di cui l’organizzazione ha bisogno.
JObros supporta le aziende nella ricerca e selezione partendo dall’analisi del ruolo, delle competenze necessarie e del mercato di riferimento, per costruire percorsi di recruiting coerenti con i reali fabbisogni organizzativi.
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Fonti: AlmaLaurea, XXVIII Indagine sugli Esiti occupazionali della laurea – Rapporto 2026; AlmaLaurea, Rapporto 2026 sui Percorsi di laurea; AlmaLaurea, Focus su lavoro in Italia e lavoro all’estero. I dati citati nell’articolo sono tratti dalle indagini AlmaLaurea 2026 e sono aggiornati alle pubblicazioni disponibili al momento della redazione.